“In casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe.
Anche nelle case più spaziose
non c’è spazio per verifiche e confronti.
Bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo”
(C’è solo la strada, Giorgio Gaber)
Esporsi. Esporre noi stessi. Esporre le nostre idee. Riappropriarci del diritto di dire la nostra. Ribellarci alle ingiustizie, contraddire, non accontentarci di quello che ci raccontano e delle “verità” che ci calano dall’alto, preconfezionate e pronte all’uso.
È un’utopia? O realmente stiamo rischiando di chiuderci sterilmente nel giardino di casa nostra? In quelle case, come canta Gaber, “in cui non c’è niente di buono, c’è tutto che puzza di chiuso e di cesso: si fa il bagno, ci si lava i denti ma puzziamo lo stesso”. In quelle case in cui l’unico legame con l’esterno è il luccicante schermo della nostra tv.
E allora, la strada lungo cui camminiamo è la nostra, quella che noi abbiamo scelto e tracciato, o è quella di altri che hanno camminato al posto nostro? Vogliamo cambiare il mondo o noi stessi? È sufficiente cambiare noi stessi per cambiare il mondo?
Siamo ancora capaci di riconoscere la bellezza del stringere rapporti battendosi per un’ideale, contagiandoci a vicenda di idee e speranze?
Un vecchio canto scout dice: “Se un penny io ti do, se un penny tu mi dai, con un penny per ciascuno resteremo. Ma se un’idea tu mi dai e un’idea io ti do, con due idee per ciascuno ce ne andremo”. C’è da crederci?

a quanto sembra la strada ha avuto la forza, di far emergere ciò che di bello ogniuno ha.E con la forza della novità, lontani da ogni forma di giudizio verso gli altri, la strada ci ha uniti, e ci ha messo sotto gli occhi che nella vita di ogni uomo, c’è la necessità vitale di PARTIRE ogni giorno! la strada offre la possibilità di partire….il resto lo dobbiamo mettere noi….buona strada
non vedo l’ora di partire!